dal corriere del ticino:
abruzzo
tutto quello che non si dice sul terremoto
paolo rimoldi della catena della solidarietà è appena rientrato dalle
zone sinistrate
carlo silini
«entro quest’estate sarete tutti nelle case». berlusconi dixit. era il
16 di aprile e i destinatari del messaggio erano i sopravvissuti al
sisma de l’aquila, esploso dieci giorni prima lasciando sul terreno
trecento morti e una scia di calcinacci e mattoni. nel frattempo, il
capo del governo italiano ritocca la realizzazione della bella
promessa verso un futuro un po’ più lontano. ma non rinuncia a giocare
la propria immagine politica sulla capacità italica di far fronte alla
catastrofe. sceglie infatti di spostare il vertice del g8 di luglio
proprio in abruzzo: un’occasione per mostrare la potenza ricostruttiva
del proprio paese, ma anche strette di mano e abbracci dei più potenti
capi di stato alla popolazione terremotata. al di là della politica e
dell’immagine pubblica del sisma dello scorso 6 aprile, qual è, oggi,
la situazione della zona sinistrata? solo chi lavora senza sosta da un
mese e mezzo tra tendopoli e macerie è in grado di dirlo con
cognizione di causa. c’è però un’altra categoria di persone «bene
informate sui fatti»: i donatori, le persone, cioè, che rappresentano
enti o stati che intendono portare consistenti aiuti finanziari agli
sfollati.abbiamo intervistato uno di loro, paolo rimoldi, delegato
della svizzera italiana della catena della solidarietà e delegato per
l’abruzzo. appena rientrato da l’aquila ci ha raccontato uno scenario
di cui sui media italiani non c’è traccia.
in alto: auto schiacciata dalle pietre a san gregorio. a lato: interno
della basilica di collemaggio. sopra: tendopoli a san gregorio. sotto:
la scuola edmondo de amicis a l’aquila. a sinistra: paolo rimoldi.
(foto rimoldi)
paolo rimoldi, che cosa l’ha colpita di più dell’abruzzo? «la cosa più
impressionante è il silenzio tra le case distrutte. non c’è in giro
nessuno. ma quando cominci a scattare qualche fotografia, tempo un
minuto, e spunta un carabiniere».
perché? «perché nessuno può andare nelle zone sinistrate se non è
autorizzato. noi eravamo accompagnati dagli alpini che ci scortavano
su auto di servizio. del resto non conviene andare per conto proprio».
altrimenti? «altrimenti sparano.
il sistema di protezione contro lo sciacallaggio è efficacissimo».
e a parte il silenzio? «mi ha colpito qualche discrepanza tra le cose
che si scrivono in italia sul terremoto e la realtà dei fatti».
per esempio? «per esempio, a dispetto di quanto si poteva immaginare,
la situazione per gli sfollati è tutt’altro che sotto controllo».
come mai? «dei circa 66 mila sfollati, 23 mila sono sistemati negli
alberghi lungo le coste, 36 mila vivono nelle tendopoli – che sono
circa 150 – e 7 mila si sono sistemati presso privati. ora, la sola
croce rossa italiana per gestire 10 campi spende un milione di euro al
mese e finora non ha ricevuto neanche un euro dal governo italiano. il
fatto allarmante è che la croce rossa italiana sta finendo i soldi».
e immagino che li abbia chiesti alla catena della solidarietà
svizzera...
«sì. però c’è un problema. sin dall’inizio della crisi il governo di
roma ha assicurato che l’italia poteva fare tutto da sola sul fronte
dell’emergenza. ne abbiamo dedotto che non ci saremmo dovuti occupare
dell’aiuto urgente, ma solo della ricostruzione. l’unica cosa che ci
era stata chiesta nelle prime fasi erano le tende attrezzate per
ospitare le persone con problemi di mobilità e la croce rossa svizzera
ne ha inviate duecento».
e il problema dov’è? se hanno bisogno di aiuti d’urgenza perché non
destinare i soldi raccolti a quella causa? «per trasparenza nei
confronti di chi ha versato offerte. noi abbiamo raccolto i fondi,
fino ad oggi oltre 2 milioni di franchi, indicando come destinazione
la ricostruzione. e adesso non possiamo destinare quei soldi ad altri
progetti».
però, da quello che ci dice, ce ne sarebbe bisogno subito.
«altroché. soprattutto perché si preannunciano problemi in prospettiva
ancora più gravi».
quali? «per esempio, a inizio giugno i 23 mila sfollati che sono negli
alberghi sulle spiagge dovranno lasciare le pensioni perché riparte la
stagione turistica. io ho parlato con alcuni albergatori. mi hanno
spiegato che se si trattasse di perdere una stagione, si potrebbe
anche fare. ma il problema non è tanto l’estate del 2009, bensì quelle
successive. se il cliente viene costretto a cambiare meta turistica
per un anno, poi non torna più. in termini tecnici si parla di
“fidelizzazione” del turista».
e quando gli sfollati lasceranno gli alberghi cosa succederà? «beh,
per accoglierli, bisognerà aumentare del 50% la capacità dei campi di
accoglienza».
che sono già in debito d’ossigeno... «esatto».
conviene rimpolpare, e in quale misura, le tendopoli? non si può
puntare sul rientro nelle case rese nel frattempo vivibili? «l’idea è
giusta e, ovviamente, in abruzzo ci stanno già pensando seriamente.
anche perché, secondo i calcoli che ci hanno comunicato, il 57% delle
case è immediatamente recuperabile già adesso e il 19% lo sarà con
lavori lievi o medi di ristrutturazione. in termini numerici significa
che in teoria 40 mila persone potrebbero tornare a casa subito e
diecimila dopo le ristrutturazioni. faccio comunque notare che le
percentuali del 57% e del 19% delle case non sono certe. in realtà i
tecnici non capiscono come siano state allestite. il censimento dei
danni non è ancora finito. e infatti ancora oggi tu vedi circolare i
vigili del fuoco tra le macerie, ma non sono lì per pericolo di
incendio, stanno ancora verificando i danni».
però, al di là dei dubbi sulle esatte percentuali di case, numeri alla
mano, anche il problema dei 23 mila sfollati dagli alberghi si può
risolvere senza dover allargare le tendopoli, o no? «no, perché sul
ripristino delle case gravano tre ostacoli».
quali? «il primo è la paura. bisogna dire che lo sciame sismico non è
ancora finito oggi. nei giorni in cui sono stato lì le scosse
continuavano. anche se io, onestamente, non le avvertivo. ma per
qualcuno che da un giorno all’altro ha perso la casa o un proprio caro
il perdurare delle scosse è ancora fonte di terrore».
e gli altri ostacoli? «il gas. l’acqua c’è e anche l’elettricità. ma
la rete del gas è sotto ispezione totale perché se riapri il gas e c’è
una fuga sono guai. quindi è in corso un’ispezione totale delle
tubature e mentre si ispeziona si fanno anche le riparazioni. ma è un
lavoro lungo. il problema più difficile da risolvere, tuttavia, è di
tutt’altra natura». quale? «la magistratura ha messo sotto sequestro
tutte le abitazioni perché deve portare avanti le indagini sulla loro
idoneità. si ricorderà che appena scoppiato il terremoto tutti
rilevarono i colpevoli difetti di costruzione, senza nessuna cura
antisismica, in una regione come l’abruzzo che geologicamente è a
rischio terremoto. dal mio punto di vista questo rischia di essere
l’aspetto più difficile da risolvere in breve tempo. e qui il tempo
stringe. in ogni caso entro la fine dell’estate la gente dovrà essere
fuori dalle tende». perché l’ha promesso berlusconi? «perché l’aquila
è a 730 metri sopra il livello del mare ed è la città più fredda
d’italia. in questi giorni l’escursione termica va dai 27 gradi di
giorno ai 7 di notte. non è pensabile che la popolazione possa restare
a lungo in tenda quando cominceranno le prime piogge e le condizioni
climatiche peggioreranno».
ma se le tende vanno presto abbandonate e le case non sono ancora
pronte...
«...non resta che costruirne di nuove. ed è questa la soluzione più
probabile ai problemi attuali. infatti si sta pesando a 5 mila
prefabbricati “pesanti” ,fatti cioè in cemento armato, distribuiti su
una ventina di insediamenti. per la loro struttura, simili costruzioni
possono essere considerate definitive».
insomma, nasceranno nuovi villaggi? «di fatto sì. anche se il governo
italiano preferisce definirli “insediamenti urbani”».
perché? «per non dare l’impressione che si stiano abbandonando i
vecchi nuclei distrutti».
veniamo alla sua missione specifica per la catena della solidarietà in
abruzzo. cosa pensate di fare? «la premessa è che berlusconi, non
appena scoppiato il terremoto, ha annunciato urbi et orbi che gli
aiuti provenienti dall’estero sarebbero stati destinati solo ai beni
culturali, cioè solo alla ricostruzione e non all’emergenza».
ricostruire chiese? « cose del genere. ma solo in teoria».
come mai? «perché ho avuto modo di parlare sia col sindaco de
l’aquila, massimo cialente (del pd), sia col governatore della regione
abruzzo, claudio chiodi (della casa delle libertà) che mi hanno
spiegato che in realtà le amministrazioni locali hanno una grande
autonomia sulla destinazione degli aiuti. e infatti cialente vorrebbe
che noi svizzeri partecipassimo al finanziamento del restauro della
centralissima scuola edmondo de amicis, che si affaccia su una piazza
sopraelevata tra la chiesa di san bernardino e il teatro della città.
un intervento che il sindaco ha definito “pietra angolare della
ricostruzione”».
e la catena della solidarietà la finanzierà? «siamo ancora alla fase
di esame delle proposte di aiuto che abbiamo ricevuto. l’offerta è
certo prestigiosa, ma non è facilmente realizzabile».
quali altre proposte avete ricevuto? «non posso anticiparle. la catena
della solidarietà si appoggia a circa 30 organizzazioni umanitarie
svizzere accreditate presso di lei. al momento, due di queste, la
caritas e la croce rossa, sono attive anche in abruzzo. per questa
ragione ho visitato alcuni loro progetti assieme a martin fuhrer della
croce rossa svizzera e ad erich ruppen di caritas svizzera.
naturalmente, se altre associazioni a noi legate proponessero progetti
per l’abruzzo li prenderemmo in considerazione. quello che posso dire
è che in questi giorni abbiamo individuato insieme alcuni progetti di
ricostruzione molto interessanti».
quando deciderete la destinazione dei fondi ricevuti? «quando sarà
finito l’esame dei progetti delle nostre associazione partner da parte
della commissione progetti. in termini di tempo, se non ci sono
ulteriori sismi, diciamo per la fine dell’estate».
e nel frattempo? «mi sembra doveroso ricordare una cosa che forse
molti non sanno: il nostro conto per aiutare l’abruzzo è ancora
aperto. le offerte sono inoltrabili sul conto postale della catena
della solidarietà 10-15000-6 con l’annotazione “terremoto italia”».
ciao
nicola
--
"striving for mediocrity in a world of excellence."
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