Giuseppe Cucè
Abbiamo intervistato il giovane cantautore Catanese Giuseppe Cucè, che in questi giorni, oltre che con la promozione del disco “La mela e il serpente”, è impegnato nella presentazione nel brano “Rosa”, in gara per l’accesso alla edizione 2010 del Festival di Sanremo.
Ciao Giuseppe, come stai?
Salve grazie per avermi invitato…. Sto molto bene! Mi godo un dicembre siciliano mite dalle temperature invidiabili!
Raccontaci com’è andato il concerto di Parigi…
E’ stato emozionante per me partecipare ad un evento del genere, poter presentare il mio album in un teatro di Parigi.
Ero stato pochissime volte a Parigi, ma da turista… e mai avrei pensato di ritornarci per farvi un concerto! Nei giorni che hanno preceduto la data dell’evento mi rifiutavo di pensarci , per non rischiare di non dormire! Ho sbirciato dal camerino ed osservavo la coda di gente che attendeva per acquistare i biglietti… erano tanti! Stentavo a credere che fossero tutti li per me!
Un aneddoto che posso raccontare e che durante il sound chek uno dei miei musicisti ci informa che il Théâtre du Petit Saint Martin un tempo era la vecchia scuola del grandissimo Mimo Marcel Marceau… e proprio in quel luogo mostri sacri come Michael Jackson, Peter Gabriel ect ect erano stati… Tutto ciò rendeva l’atmosfera ancora più magica! Sono stati dei momenti indimenticabili!
“La mela e il serpente” è un album molto particolare e dai suoni intimisti, forse un po’ in controtendenza con le recenti produzioni italiane. Che riscontri stai raccogliendo?
Il progetto è stato molto apprezzato dalla critica, molte riviste importanti lo hanno recensito e considerato un ottimo inizio , un disco elegante e di grande spessore!
Sicuramente non conforme alle regole della musica che và per la maggiore, ma prepotentemente si è fatto notare ed apprezzare! Perché è giusto avere il coraggio di rischiare pur andando controtendenza!
Puoi spiegarci l’origine di un titolo così particolare per il tuo album?
“La mela e il serpente –rappresentano simboli fondamentali per la mia esistenza. La mela è il mezzo per raggiungere un fine, l’oggetto del desiderio nel quale si celano il bene o il male raffigurando tutto ciò che spinge un uomo verso la cima più alta o verso lo strapiombo più oscuro. Il serpente, da sempre considerato con accezione negativa, non è altro che la nostra coscienza e la grande possibilità che abbiamo di scegliere ovvero il libero arbitrio”
“La mela e il serpente” è caratterizzato da sonorità che rievocano la sensualità delle melodie mediterranee. In questo disco si avverte il senso di precarietà che vivo trovandomi in bilico tra “la mela e il serpente”; tra il desiderio irrazionale di scegliere istintivamente e la ragione che mi fa desistere.
In questi ultimi anni la Sicilia sta sfornando una serie di proposte musicalmente molto interessanti, spesso caratterizzate da una gran voglia di sperimentare, di proporre qualcosa di diverso dal solito pop-rock-grunge suonato dalla maggior parte delle giovani band. Come vedi il panorama emergente nella tua regione?
L’arte popolare è sempre in condizione di ricettività; se un canto creato dal singolo veniva apprezzato ed adottato, diventava nel tempo, oggetto di tradizione.
Il canto che nasceva da rustici poeti di paesi e villaggi sconosciuti, diventava il canto di tutti; il popolo premiava il loro merito col tramandare questa melodia, con l’impararla, col passarla di bocca in bocca da questo a quel paese, dalla montagna alla marina, dal campo al mercato.
Via via si andava ritoccando, prendeva il colore locale, si creavano le varianti.
In poco tempo si espandeva, veniva ripetuto in ogni dove, passava confini di paesi fino ad entrare a far parte del patrimonio comune, custodito, tramandato, ripetuto. Il commercio, le comunicazioni, i pellegrinaggi, le guerre, le grandi feste religiose, diffondevano i canti che venivano adottati, abbelliti, accolti, modificati, secondo le abitudini ed il carattere del popolo.
Spesso accadeva che alcuni canti superassero i confini dell’isola assumendo altre forme dialettali, divenendo canti toscani, lombardi, veneti.
Da tutto questo parte la nuova corrente dei cantautori siciliani…. Che nel dna conservano la memoria di una terra
contaminata da molteplici culture….
Mi piace pensare che nel dna dei catanesi ci siano i geni di Vincenzo Bellini….. e che la pietra scura ” Niura ”
Suona la musica d’autore… come la conchiglia suona il mare…
Torniamo al tuo lavoro, l’influenza di grandi maestri della musica e della chitarra sudamericana, penso a nomi come João Gilberto o Caetano Veloso, è molto presente. In che modo ti senti influenzato da questa musica cosi lontana (forse solo geograficamente) dalle tue origini?
Sicuramente la musica d’autore brasiliana è stata molto presente e formativa. Ho assorbito molto della cultura sudamericana , ma negli anni anche i grandi cantautori degli anni 60 come Tenco , Modugno , De Andrè sono stati fondamentali per me…
Oggi la mia musica… è l’insieme di tutto questo e molto di più…
Quali generi di musica ascolti solitamente?
Ultimamente ascolto molta musica classica…. E mi sono anche avvicinato ad un grande chansonier
Francese ( Henri Salvador…) per me un grande maestro…
Noi spesso ci siamo sentiti tramite Facebook, cosa pensi di internet come mezzo di promozione musicale? Pensi anche tu che in un certo senso la rete stia ammazzando la discografia?
I social network oggi sono un arma a doppio taglio. Se da una parte ,un artista indipendente ha la possibilità di poter veicolare la propria musica più facilmente.. dall’altra questa musica perde il suo valore nel momento in cui diventa troppo accessibile perdendo di qualità…
Per finire, cosa hai in programma per il 2010?
Nel 2010 spero di poter realizzare il mio secondo album…. Di cui darò un assaggio con il mio nuovo brano ” Rosa “, brano che proverò a presentare al 60° Festival di Sanremo .
Inoltre farò una serie di showcase in Francia… un tour in Provenza… una radio nazionale francese Rfi in un programma dal titolo ” Plein Sud ” e l’apertura del concerto di Anni Gould… importantissima cantante francese… al teatro del Trianon..
